Cibo e vino

Il caffè italiano spiegato a chi viene in vacanza

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Se a Trieste chiedete un cappuccino vi portano un caffelatte, e se ordinate un «capo in b» vi arriva un macchiato in un bicchierino di vetro: il caffè italiano ha regole che nessun menu spiega.

Chi arriva in Italia per giocare a golf impara in fretta una cosa: la giornata comincia e finisce in un bar. Prima della partenza al tee, dopo il diciottesimo green, davanti alla club house, il caffè è il rito che scandisce le ore. Ma ordinarlo bene non è ovvio: contano le regole non scritte e un vocabolario essenziale, che cambia da città a città. Tre tappe, Trieste, Torino e il Canavese, legano il caffè a un campo da golf.

Che cosa è davvero un espresso

In Italia «un caffè» è un espresso, e basta. È una bevanda breve: secondo la voce di Wikipedia dedicata, il volume standard è di 25-30 ml, estratti in circa 25 secondi con una pressione di 9 atmosfere attraverso circa 7-9 grammi di caffè macinato fine.

La macchina è una storia italiana. Luigi Bezzera brevettò il suo modello il 19 dicembre 1901, con il portafiltro estraibile; Desiderio Pavoni ne rilevò il brevetto nel 1902 e avviò la produzione, e fu lui a usare il nome «caffè espresso» alla Fiera di Milano del 1906. La crema, la schiuma nocciola che copre la tazzina, arriva con la leva di Achille Gaggia, brevettata nel 1947, che spingeva l'acqua a 9-10 atmosfere.

Come si beve: il bancone, non il tavolo

Le abitudini sono precise. Il cappuccino si beve di norma solo al mattino, a colazione; dopo pranzo o dopo cena si chiede un espresso, che si prende in piedi al banco.

Il vocabolario minimo

Se dite... Vi arriva...
Un caffè Un espresso
Un macchiato Un espresso con una goccia di latte schiumato
Un cappuccino Espresso con latte caldo e schiuma, di mattina
Un caffelatte Più latte, in tazza grande; a Trieste è il nome del cappuccino
Un deca Un espresso decaffeinato

Trieste: il caffè con un altro vocabolario

A Trieste nessuno ordina «un espresso»: il caffè si chiama nero. Un capo è il macchiato, un capo in b è lo stesso servito in un bicchierino di vetro (la «b» sta per bicchiere), una goccia o un gocciato è un caffè con appena una goccia di latte, e un caffelatte è quello che altrove si chiama cappuccino. Il turismo del Friuli Venezia Giulia segnala anche lo special, un caffè con una spolverata di cacao.

Non è un capriccio: nel 2024, scrive Il Post, l'economia del caffè a Trieste ha fatturato circa 900 milioni di euro e dà lavoro a quasi 2.000 persone; circa un quinto delle 600.000 tonnellate di caffè importate ogni anno dall'Italia passa dal porto cittadino, e in città ci sono dieci aziende di torrefazione. Tre caffè storici seguono ancora usanze di epoca austriaca: camerieri con il papillon, giornali stampati sui tavoli e un bicchierino d'acqua accanto alla tazza, che serviva a giudicare la qualità dell'acqua.

Per il golf la tappa è il Golf Club Trieste a Padriciano: 18 buche par 70 a 350 metri di quota sul Carso, aperto tutto l'anno tranne il martedì non festivo. Il campo fu costruito dagli anglo-americani alla fine della seconda guerra mondiale e consegnato ai golfisti triestini all'inizio del 1955.

Torino: il bicerin e il parco dei Savoia

A Torino il caffè si beve in tre strati. Il bicerin è una bevanda calda di caffè, cioccolata e crema di latte, servita in un bicchiere. Secondo la tradizione fu inventato nel 1763 al Caffè Al Bicerin, in piazza della Consolata; nel 2001 è stato riconosciuto prodotto agroalimentare tradizionale del Piemonte. Discende da una bevanda settecentesca, la bavarèisa, con gli stessi ingredienti ma servita in bicchieri più tondi e addolcita con sciroppo.

Il campo di riferimento è il Circolo Golf Torino La Mandria: 36 buche in due percorsi da 18, Blu e Giallo, entrambi par 72, dentro il parco regionale che fu riserva di caccia dei Savoia. Il circolo gioca qui dal 1956.

Il Canavese: il caffè con il giornale in club house

Non serve una grande città per un buon caffè con il giornale. Nel Canavese Golf & Country Club la club house, spiega il circolo, è aperta a tutti: si può bere un caffè con il giornale, un aperitivo o assaggiare le specialità della cucina.

Il caffè sospeso: un'usanza napoletana

Se in un bar di Napoli sentite dire «un sospeso», non è un errore. Il caffè sospeso consiste nell'acquistare un caffè in più e metterlo a disposizione del primo sconosciuto che ne chiede uno. Secondo lo scrittore Riccardo Pazzaglia nasce dalle discussioni su chi pagasse al bar. Nel 2011 è stata istituita una Giornata del caffè sospeso, il 10 dicembre.

Curiosità

  • La data del brevetto. L'espresso moderno nasce da un brevetto depositato il 19 dicembre 1901.
  • Il bicchierino d'acqua. Nei caffè storici triestini si serve con la tazza per giudicare la qualità dell'acqua.
  • I torrefattori in calo. Secondo Il Post, in Italia le torrefazioni sono passate da 4.000 negli anni Ottanta a meno di 800 oggi.

Domande frequenti

Come si ordina un caffè in Italia?+

Si chiede «un caffè», e arriva un espresso. Per più latte si dice «macchiato» (poco) o «cappuccino» (molto), quest'ultimo di norma di mattina.

Si può ordinare un cappuccino dopo pranzo?+

Si può, ma non è l'usanza: il cappuccino è una bevanda da colazione, mentre dopo i pasti si beve un espresso, di solito al banco.

Che cos'è un capo in b a Trieste?+

È un caffè macchiato servito in un bicchierino di vetro: «capo» indica il macchiato, «b» il bicchiere.

Che cos'è il bicerin?+

È una bevanda calda torinese a strati di caffè, cioccolata e crema di latte, nata secondo la tradizione nel 1763 in piazza della Consolata.

Che cos'è il caffè sospeso?+

Un caffè pagato in anticipo da un cliente e lasciato a chi non può permetterselo; è un'usanza di origine napoletana.

Quanto è lungo un espresso italiano?+

Secondo Wikipedia, 25-30 ml estratti in circa 25 secondi.

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